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Riflessioni ad alta voce

Raccontare e spiegare con precisione, professionalità e serietà cosa facciamo ogni giorno e con quali risultati è difficile.

Esprimere l’amore e il sacrificio che mettiamo in un “lavoro” senza nome, a volte impossibile ed impari, il senso di disperazione che a volte viene perché siamo quotidianamente impegnati a combattere e spesso, ci scontriamo con persone senza scrupoli.

A molti interlocutori sembriamo cinici, perché non ricevono le risposte che vorrebbero sentire, per alleggerire alla spicciola le loro coscienze ed anche le loro “tasche”, ma dobbiamo pensare che gli animali non decidono di essere randagi, ma ci si diventa, e senza il controllo delle nascite crescono in modo esponenziale giorno dopo giorno e la sterlizzazione è la base di tutti i discorsi successivi.

Con il passaparola o un consiglio errato viene vanificata ogni nostra azione, perché nella lotta al randagismo bisogna raggiungere risultati del 100%, altrimenti in pochi anni il problema si ripropone e abbiamo impegnato le nostre energie per niente (una gatta in 5 anni di vita crea una popolazione di 25.000 soggetti).

La forza, la dignità, il coraggio che loro ci trasfondono quotidianamente non si avverte, la commozione che proviamo per le loro storie, le loro paure, la loro sofferenza, noi non “lavoriamo in contabilità”, timbriamo il cartelllino e il “lavoro” è finito e rimane in ufficio.

Pochi conoscono quello che noi volontari proviamo alla fine di una giornata spesso stremante, aggravata magari all’ultimo minuto da qualche imprevisto che ha provocato discussioni con mariti, compagne o quant’altro. Tutto questo non si può spiegare, si può solo vivere.

Ringraziamo il cielo ogni giorno di essere fatti così, sperando di lasciare qualcosa di buono, per vivere, vedere, sentire e fare quello che facciamo migliorando le condizioni di vita degli animali e perché no delle persone invisibili che se ne prendono cura.

E’ facile negare il probema con le adozioni facili dei cuccioli, “deportando” colonie che disturbano condomini o gatti rimasti "orfani" in rifugi che per addolcire la pillola ora è di moda chiamare “oasi feline” o semplicemente chiudendo gli occhi.

Luana Stefani

Luana